Vi potrete fidare di avere una barca a prova di virus e batteri…

Vi potrete fidare di avere una barca a prova di virus e batteri…

Per te che in questi giorni sei chiuso in casa e stai sperando di tornare presto a vivere una vita “normale” fatta di momenti felici, di libertà, di momenti vissuti aIl’aria aperta e nella natura…e che magari, amante del mare, stai pensando di prendere il largo in barca a vela, voglio darti qualche rassicurazione sullo stato di sicurezza da batteri, muffe ed agenti patogeni…

Le barche che navigano al largo, garantiscono di per se il perfetto isolamento da contagi e malattie, ma solo se hanno gli ambienti puliti a fondo ed igienizzati.

Io come armatore e Skipper di Wabi-Sabi, ho stilato un accordo con personale specializzato per la pulizia e la sanificazione della tappezzeria, dei gavoni, delle sentine e soprattutto delle cabine di bordo che saranno più che mai pulite con regolarità e sanificate ad ogni nuovo imbarco.

Per dirla tutta, questa è un’operazione che ho sempre effettuato con regolarità, nel rispetto degli ospiti e anche perchè io in barca ci vivo stabilmente per 5 mesi all’anno in modo continuativo tra la primavera e l’estate e per gli altri 7 mesi, in modo saltuario.

In questi anni ho collaborato anche con piattaforme di prenotazione online per aumentare la visualizzazione della mia offerta ad un mercato più ampio, accumulando oltre centocinquanta recensioni che hanno misurato la soddisfazione delle persone salite a bordo…portando il punteggio di merito a

4,9 su una scala che arriva a 5!

Perdonami questo piccolo vanto, che non va valutato soltanto come personale fanatismo, bensì come riscontro per verificare che sto facendo correttamente ciò che amo fare.
Il motivo principale per il quale mi sto dilungando su questo aspetto, è che se pur si tratta di un rating molto alto, sarebbe stato ancora più alto se non fosse stato per la recensione di un’ospite donna che ha

dato un voto di una sola stella sulle 5 disponibili, scrivendo delle mie “manie per le pulizie”.

Ho raccontato questo aneddoto, per dire che l’attenzione a questo delicato argomento e il rispetto per le persone che salgono sulla mia barca, è stato sempre alto, anche prima di questa diffusione del virus e voglio oltremodo rassicurarti ulteriormente, qualora decidessi di prenotare una vacanza in barca a vela non appena avremo notizie sulla fine del lockdown per il Covid 19.

 

Prenotare una vacanza senza preoccupazioni

Inoltre aggiungo che molti esperti del settore economico e in particolare in quello turistico, prevedono che superata la fase acuta della crisi sanitaria, ci sarà una improvvisa predisposizione all’acquisto di esperienze di viaggi e vacanze nel nostro meraviglioso territorio; così io per consentire a voi eco/viaggiatori, di prenotare una vacanza senza preoccupazioni, ho proposto una serie di iniziative  che troverai elencate quì di seguito, che ti daranno maggiore flessibilità e protezione  rispetto al solito:

 

Wabi Sabi

Cabina Armatoriale – Ph. Francesco Ciccotti

RIMBORSI

Se l’utente non può raggiungere il luogo di imbarco a seguito di disposizioni emanate dalle autorità del proprio Paese o del Paese del luogo di imbarco della vacanza, può richiedere la cancellazione della prenotazione e ricevere il rimborso integrale della quota versata.

 

FLESSIBILITÀ DI CANCELLAZIONE

Per esperienze prenotate tra il 7 Aprile e il 30 Giugno 2020 con partenza entro il 15 settembre 2020 l’utente può cancellare la prenotazione entro 30 giorni dalla partenza e ricevere il rimborso integrale della quota versata, senza alcuna penale, anche se la vacanza è già confermata.

PAGAMENTI IN TRANCHE 

Se l’utente prenota un’esperienza a più di 45 giorni dalla sua data di partenza e per un importo di almeno 500 euro, può scegliere di versare un acconto del 30% della quota e versare il saldo entro 30 giorni dalla data di partenza.  

PRENOTAZIONE BARCA INTERA

Uno sconto interessante per la prenotazione della barca intera e propongo offerte speciali a gruppi già formati anche se non occupano tutti i posti disponibili (ad es. un nucleo familiare di 4 o 5 persone).

SCONTI EARLY BOOKING

Uno sconto ai primi 3 partecipanti che prenotano e grazie ai quali la vacanza si confermerà.

Una vacanza in barca a vela vi può rendere felici…

Una vacanza in barca a vela vi può rendere felici…

Sono decine gli articoli che trattano questo argomento…per la maggior parte di questi, si fa riferimento alla Sindrome di Wanderlust, che riguarda la felicità delle persone “malate” per i viaggi, mentre per altri, sì fa riferimento ai benefici di stare a contatto con l’acqua, come lo ha dimostrato uno studio scientifico durato dieci anni, pubblicato su Environmental Psychology .

Una vacanza in barca a vela rende felici

Arcipelago della Maddalena – ph. Francesco Ciccotti

La ricerca, ha evidenziato come l’acqua ha il potere di rilasciare sostanze chimiche collegate alla felicità, quali Dopamina, Serotonina e Ossitocina.

Quindi, se è vero che stare a contatto con l’acqua può rendere felici, qual è il modo migliore per farlo? Di sicuro non c’è un modo più intenso e prolungato di starci se non con una barca. Se poi la barca è a vela, allora si potrà anche beneficiare di una condizione ancora più profonda e naturale, a contatto con gli elementi, con la natura semplice e con se stessi.

Una vacanza in barca a vela rende felici

Relax nell’Arcipelago della Maddalena – ph. Francesco Ciccotti

Non starò quì a ripetere quante e quali sono le ragioni generatrici di questo benessere e felicità, benefici già ampiamente trattati, ma mi piace implementare questo argomento, con alcune indicazioni e suggerimenti, per chi avesse deciso di trascorrere una vacanza in barca a vela.

Una vacanza in barca a vela rende felici

 Wabi Sabi ormeggiata all’Isola di Budelli ph. Francesco Ciccotti

 

Notizie Utili

Alcuni consigli molto pratici per rendere più piacevole e funzionale la vostra vacanza in barca a vela. Una vacanza in barca è alla portata di tutti ma occorre avere un po’ di spirito di avventura, capacità di adattamento, rispetto per le usanze di bordo e per l’ambiente.

Bagaglio

  1. un bagaglio molto stringato, leggero e morbido (meglio evitare trolley con rotelle, una borsa morbida si può riporre facilmente, evitando così graffiature al legno della barca); 
Una vacanza in barca a vela rende felici

Bagaglio ideale per imbarcarsi -ph. Francesco Ciccotti

Una vacanza in barca a vela rende felici

Bagaglio compattato dopo lo svuotamento – ph. Francesco Ciccotti

2. le scarpe non saranno necessarie perché in barca si sta scalzi, ma se proprio volete stare sereni e portarle per le eventualità, dovreste portare delle scarpe con gomma pulita e chiara…meglio se bianca…la gomma scura lascia molto facilmente righe di gomma sullo scafo; le ciabattine (sempre con il sotto pulito) dovreste portarle per eventuale doccia in porto o discesa a terra se lo desidererete;

Una vacanza in barca a vela rende felici

Barca ormeggiata in banchina – ph. Francesco Ciccotti

3. un k-way fa sempre comodo ed ingombra poco, così pure un maglioncino leggero per la sera, ovviamente dipenderà dalla stagione nella quale farete la vacanza;

4. lenzuola, federe e asciugamani, potrebbero essere fornite a richiesta; dipende dal tipo di barca e di vacanza, ma nella maggior parte dei casi non sono fornite con l’offerta di base. Si consiglia di risparmiare se potete portarvele da casa; per il letto va bene anche un sacco a pelo;

Una vacanza in barca a vela rende felici

Cabina armatoriale di prua – ph. Francesco Ciccotti

5. non devono assolutamente mancare un telo da mare, i costumi, la crema protettiva;

6. pochi cambi…tanto starete sempre in pantaloncini e T-shirt;

7. se non si è più che sicuri di non soffrire il mal di mare…portarsi dietro tutto il necessario
per l’evenienza…in primis la Xamamina o medicinali similari… 

8. ciascuno deve provvedere alle proprie medicine personali (non dimenticate la tessera sanitaria). 

In ultimo…per chi vuole, sono consigliati: abiti carini, trucco per le ragazze e accessori particolari…non dimenticate che a bordo avete un sacco di occasioni per immortalare gli attimi più belli della vostra vacanza!! 

Una vacanza in barca a vela rende felici

 Crew con costume da sirena – ph. Francesco Ciccotti

 

Toilette

Le barche a vela sono dotate di un wc abbastanza simile a quello che tutti noi conosciamo, ma molto diverso come funzionamento rispetto a quello di casa. Infatti per il suo svuotamento si utilizza una pompa manuale. Le tubazioni che compongono il sistema hanno, per ragioni di sicurezza, un diametro molto piccolo. Per questo motivo non bisogna assolutamente gettare carta igienica, carta cucina, assorbenti…nel wc. 

Cambusa

La cambusa è la scorta di viveri e di tutto ciò che serve per la vita di bordo.

Salvo situazioni particolari dove nell’offerta della vacanza in barca a vela, vi è compreso il servizio di cambusa e di eventuale servizio di cucina, prima della partenza effettuerete la spesa ed è importante che ognuno degli ospiti, faccia presente eventuali intolleranze alimentari o preferenze, tenendo conto, però, che spesso è difficile reperire alcuni alimenti particolari (per esempio senza glutine), per i quali può essere consigliabile  di provvedere autonomamente.

Una vacanza in barca a vela rende felici

Tavolo apparecchiato per il pranzo

La spesa va fatta per il totale dell’equipaggio compreso lo skipper; la somma spesa verrà ridivisa tra tutto l’equipaggio ad esclusione dello skipper.
Si consiglia di scegliere cose che si preparano rapidamente (per evitare di stare troppo tempo ai fornelli!); ad esempio pasta fredda con pomodoro e mozzarella, pasta con tonno o pesto, riso all’insalata, carne da fare in padella, affettati, formaggi, salmone affumicato, frutta. Per la colazione stesso discorso…tutto quello che preferite.

Per quanto riguarda la quantità di spesa da fare, potete decidere con gli altri membri dell’equipaggio.

In tutti i casi, se dovesse essere necessario, la dove è possibile scendere a terra, potrete integrare ulteriore la spesa (anche se questo comporterebbe perdita di tempo e costi maggiori).
Le barche sono dotate di frigo, ma per evitare di renderlo incapace, bisogna fare
alcune attenzioni…come ad esempio: 

  1. comperare bottiglie da max 1,5 litri e non da 2 lt;
  2. per birra e bibite varie, meglio le lattine, sono più pratiche e non si rompono;
  3. per le insalate, meglio evitare quelle imbustate, sono comode, ma si gonfiano occupando molto spazio e deperiscono velocemente…meglio cetrioli, peperoni, pomodori, verza o insalata iceberg (che non necessita neppure di stare in frigo…). 

In ultimo, la maggior parte delle barche, sono dotate dei detersivi di base (basta acquistarne soltanto uno piccolo per i piatti, magari biodegradabile ed il sapone liquido per le mani). Vanno, però, in ogni caso acquistati: la carta igienica, i tovaglioli o lo scottex, i bicchieri e piatti di plastica, le buste dell’immondizia e le buste per il bagno.

Si consiglia di informarsi prima riguardo eventuali supermercati nelle vicinanze del porto d’imbarco.

Una vacanza in barca a vela rende felici

Crew intenta a fare cambusa – ph. Francesco Ciccotti

 

Vita di bordo 

L’esperienza insegna che l’armonia in barca – che è condizione prima ed essenziale per una serena, piacevole e rilassante vita di bordo – è frutto della reciproca collaborazione fra i croceristi imbarcati. Essa scaturisce naturalmente quando ciascuno si adopera liberamente in funzione delle proprie attitudini e predisposizioni a svolgere i compiti e le attività che gli sono più congeniali. 

Rispetto 

Le regole di buona educazione, l’ordine e la pulizia sono fondamentali in una vita comunitaria e riguardano oltre la propria cabina soprattutto gli spazi comuni. In mare non si è soli, ci si può divertire anche nel pieno rispetto di chi è ormeggiato nelle nostre vicinanze. 

Adattamento 

L’adattamento alle varie situazioni e il rispetto delle esigenze degli altri è essenziale per mantenere l’armonia a bordo. In mare bisogna sempre tener conto della possibilità di eventuali imprevisti, chi si imbarca per una crociera deve essere preparato ad accettare variazioni di programma e spostamento di orari. 

Acqua Dolce 

L’acqua dolce è un bene prezioso ed in barca ce ne una quantità limitata nei serbatoi a disposizione’ e anche se in alcune barche è presente un Dissalatore per la produzione dell’acqua dolce da quella di mare, è necessario essere molto parsimoniosi nel consumo dell’acqua dolce;

Mai lasciare scorrere inutilmente acqua preziosa dai rubinetti. In barca a vela non si dispone di acqua a volontà e spesso il rifornimento non può essere fatto immediatamente. È necessario perciò imparare ad ottimizzare la quantità di acqua disponibile, evitando sprechi. Considerando i vari bagni in mare durante il giorno è bene prevedere solo per la sera una doccia per risciacquarsi dal sale. Per l’ulteriore risparmio di acqua possono essere utilizzati i “saponi marini” pensati appunto per docce e shampoo con acqua di mare. Per lavarsi i denti è sufficiente un bicchiere d’acqua. Piatti e pentole possono essere sciacquati prima con acqua salata, subito dopo ogni pasto, onde evitare incrostazioni e cattivi odori alcune barca sono dotate di rubinetto per l’acqua di mare, al fianco di quello per l’acqua dolce nel lavello della cucina. 

Fumo 

In barca è vietato fumare sottocoperta, è consentito solamente all’aperto e ‘sottovento’ agli altri. I mozziconi di sigaretta non vanno gettati in mare! Va utilizzata un posacenere o in assenza, una bottiglietta di plastica con un dito di acqua per ottenere un posacenere ermetico di fortuna. 

Rifiuti 

È buona norma, soprattutto in barca a vela, ridurre al minimo i rifiuti. Non sempre si hanno a disposizione i cassonetti per la raccolta e si potrebbe essere costretti a conservarli anche per alcuni giorni. Suddividere sempre i rifiuti biodegradabili al 100% da quelli indifferenziati. È il fresco che nel decomporsi genera gli odori sgradevoli, questo una volta separato dagli altri rifiuti può essere gettato in mare aperto durante la navigazione lontani dalle coste. 

Elettricità 

È sempre consigliato evitare di lasciare accese luci inutili, anche se in alcune barche è presente un Generatore di corrente ausiliario.
In navigazione l’energia a bordo viene fornita da batterie a 12 volt che alimentano tutti i sistemi della barca. Per caricare cellulari, apparati elettronici e macchine fotografiche, chiedere prima allo Skipper quando e dove è possibile collegare gli apparecchi da caricare.

Accortezze

È giusto utilizzare la crema protettiva per non bruciarsi, ma non va assolutamente spalmata quando si è sotto coperta, e una volta spalmata, va assolutamente evitato di sdraiarsi senza telo (per non far finire la crema sul teak) e di poggiarsi a tutte le parti in legno della barca (sia sopra che sotto coperta). 

In barca ci si fa il bagno quante volte si vuole, ma da bagnati non bisogna stare nel pozzetto (l’acqua salata tende ad asciugarsi con difficoltà e dopo il calar del sole, si rischia di avere sempre il pozzetto bagnato), né tantomeno si scende sotto coperta bagnati  e con  capelli e costume gocciolanti. 

Gli osteriggi (oblò di coperta)  non vanno utilizzati come poggiatesta quando sono sollevati aperti e non vanno chiusi con la forza senza che vengano prima sbloccati; basta ruotare la pompa di blocco e si chiudono correttamente senza difficoltà. 

E ora che ne saprete sicuramente a sufficienza…

Buona Navigazione e Buon Vento!

Wabi-Sabi – la mia barca…una filosofia di vita

Wabi-Sabi – la mia barca…una filosofia di vita

Parlando in termini di positivo e negativo, di yin e di yang, WABI-SABI è yin.

È un modo per calarsi nella natura attraverso le piccole cose.

È una sensazione simile alla tristezza, alla malinconia. È uno dei modi tipici dei giapponesi di “sentire” la natura, di “sentire” la bellezza.

Comprende: solitudine, serenità, distacco, semplicità e povertà, scegliere le cose per la qualità della vita che da esse emerge. È anche manifestazione del concetto estetico giapponese molto complesso e strettamente associato al buddismo Zen e alla poesia Haiku.

WABI

Nel dizionario giapponese è la sensazione che si riceve osservando qualcosa di semplice, di sobrio.

SABI

Significa antico, che ha un passato e dà una sensazione di poesia generata da una qualsiasi cosa che sia invecchiata bene.

Nessuno di questi concetti può essere definito con precisione. Né le qualità che essi esprimono, possono essere osservate direttamente, perché rappresentano lo stato mentale sperimentato da chi si trova di fronte all’oggetto che lo suscita. Esistono altre parole utilizzate in simili contesti quali: Shi-Bui e Yugen; ma sebbene tutte queste parole abbiano un significato vagamente simile e indichino sensazioni simili, ognuna di esse si differenzia per sfumature e connotazione.

Il termine Wabi può significare malinconico, solo, schivo, solitario, desolato, calmo, tranquillo, silenzioso, impoverito e modesto. E’ una sensazione soggettiva evocata da un oggetto la cui classica raffigurazione è quella di una capanna di pescatori abbandonata, lungo una spiaggia solitaria battuta dal vento in una grigia giornata invernale.

La parola Sabi può significare antico, sereno, smorzato, maturato, classico, maturo, esperto, oltre che solo, solitario e malinconico.

WABI-SABI più che un pensiero è un sentimento

E’ la bellezza delle cose imperfette, transitorie, incomplete. La profondità di ciò che è semplice, il fascino del non convenzionale; Wabi significa quiete, Sabi invece significa silenzio, solitudine.

Il WABI-SABI trova la sua espressione pratica nella cerimonia per la preparazione del tè.

Questi i principi della cerimonia: armonia, rispetto, purezza e tranquillità, che celebrano l’armonia dell’uomo con la natura, il rispetto per gli ospiti, la sobrietà e pulizia delle stanze. Il tutto per raggiungere pace e tranquillità interiore, eliminando ciò che è superfluo.

Negli ultimi anni è nata anche un’estetica legata ai principi del WABI-SABI. Il giardinaggio, che predilige i giardini dall’aria selvaggia, la bellezza vista come fattore interiore prima che esteriore. Si ritrova in materiali grezzi, negli oggetti appena abbozzati in antitesi con i canoni occidentali, basati sul concetto della perfezione. La presenza di Sabi è spesso suggerita dalla patina o altri segni del tempo su un pezzo antico e custodito come un tesoro.

“Mentre mangio i Cachi, sento la campana del Tempio.” Questa è una poesia HAIKU giapponese.

La poesia HAIKU è la più piccola forma di poesia esistente al mondo, che rappresenta bene la sensazione di WABI-SABI.

Questo HAIKU è di un famoso poeta del 1700 che esprime con questa forma di pochissime parole, in tutto diciassette sillabe, una sensazione molto forte. Per i giapponesi dietro l’HAIKU ci sono mille significati che non possono essere colti da chi non ha esperienza della vita. In questo caso il Tempio è quello di Nara, antica città, già capitale del Giappone prima di Kyoto, e rappresenta tutti i Templi giapponesi nei quali la campana suona di sera, verso il tramonto. Il suo suono è molto malinconico, ma anche molto efficace: nel completo silenzio esalta la sensazione di WABI-SABI. La funzione del frutto del Caco è quella di evidenziare che la stagione è l’autunno. La poesia quindi esprime una scena di questo tipo: l’ambiente è un po’ buio, una persona anziana, verso sera, sta mangiando un Caco; è autunno, in lontananza, nell’aria umida, si sente vibrare il suono della campana che proviene dal Tempio. Tutto è vecchio, o meglio, antico.

Da questo esempio possiamo trarre un insegnamento, cioè, che sono molti i fattori che determinano questa sensazione. Prima di tutto è molto importante la stagione, poi il momento della giornata, l’ambiente, la forma, il colore, il proprio sentimento.

Quando tutto ciò si fonde in un certo modo, allora si può veramente “sentire” WABI-SABI.

L’ora del giorno è data dall’intensità della luce del sole che varia dall’alba al tramonto. Al mattino il nostro spirito è pieno di vitalità, diventa chiaro e anche se prima dell’alba c’è un momento in cui la luce è ancora soffusa, non possiamo “percepire” WABI-SABI perchè sappiamo che dopo poco arriverà il sole. Nel pomeriggio questo comincia a calare e verso sera diventa buio. WABI-SABI si sente un attimo prima che il sole cali completamente, prima che diventi buio, quando si vede ancora qualcosa: delle ombre. In quel momento percepiamo una sensazione di tristezza.

Per quanto riguarda l’ambiente, non deve essere nuovo, lucido, appena costruito e pieno di vita, ma vecchio, opaco, antico. Una capanna in montagna, una cascina vecchia su un altopiano, l’interno di una casa antica, sono tutte condizioni che favoriscono WABI-SABI. A volte basta un angolo della casa o un muro ove cresce il muschio. La forma che può favorire questa sensazione non è massiccia, mastodontica, grottesca, ma bella, non ben definita, non aggressiva, la forma iniziale deve essersi persa nel tempo come ad esempio può essere per un castello antico.

Tutto questo perché qualsiasi cosa, quando è nuova, ha una forma precisa ma col tempo tutto perde lucentezza, i colori svaniscono come la sensazione aggressiva originale e ogni cosa acquista una patina di antico.

Anche una persona che ha provato infinite esperienze, che ha vissuto intensamente, vive un momento di WABI-SABI.

Ma è un momento transitorio: quando va oltre, WABI-SABI finisce, ed inizia decadenza. È una sensazione quindi che non permane e non è ripetibile, ripetibile è il ricordo.

Gli occidentali possono arrivare a capire questa sensazione attraverso la ragione ma, probabilmente, non riescono a provarla. Scaturisce da una situazione che si verifica in un dato Paese dove la cultura è diversa e diverso è il modo di sentire.

Non è comunque una sensazione esclusiva dei giapponesi, la differenza sta però nel fatto che in Giappone viene esaltata: ad esempio essi amano la penombra invece della luce che nelle loro case è sempre soffusa.

Non è però una situazione cercata, è sentita; è difficile che un giapponese riesca a rispondere alla domanda su cosa è WABI-SABI, sentono ma non sono capaci di spiegare.

La sensazione è presente e viene abbondantemente sfruttata in tutta l’arte giapponese. Se volete avvicinarvi un po’ a questa “sensazione”, create secondo le vostre possibilità, create una vostra cosa personale, diversa da quella giapponese… ad esempio, si può raggiungere tale sensazione quando, dopo il tramonto, dalla barca si contempla il paesaggio circostante.

NAVIGARE IN SOLITARIO

NAVIGARE IN SOLITARIO

Sono cresciuto amando Sailing Alone Around the World di Joshua Slocum. Sulla cinquantina, proiettatosi sulla roulette russa dal destino, aprendosi ai numerosi rischi che portava in se l’ardua impresa, partì con una barca a vela di 36 piedi in gran parte auto-costruita e riuscì in qualche modo a circumnavigare la terra. 

Sarebbe dovuto stare senza equipaggio, ma non era del tutto solo, aveva la magica compagnia di una barca che poteva timonare per centinaia di miglia nell’Oceano e della sua cabina piena di libri, dove si adagiava contento mangiando baccalà e leggendo “Don Chisciotte”. 

Per un adolescente senza sbocco sul mare che aveva ambizioni nautiche e letterarie, Slocum era quasi troppo bello per essere vero.

Da lì in avanti, feci altre letture che furono la mia ispirazione e passai alcuni anni in riva al mare, o al massimo a poche centinaia di metri dalla battigia, praticando windsurf per alcuni mesi all’anno. Utilizzavo un camper che mi permetteva di vivere la spiaggia per tutto il giorno e anche la notte; visto che feci fare una modifica sulla parete lato mare, istallando una finestra, che tenevo quasi sempre aperta per ascoltare il “rumore” del mare che stava lì a pochi passi da me.

Solo dopo queste esperienze di mare, di campeggio libero e sport d’acqua, ho comperato la mia prima barca a vela, uno sloop di 12 metri che mi ha portato dalla riva al largo. Un First 40.7 che il precedente proprietario, aveva acquistato nuovo soltanto un anno e mezzo prima.

Dopo 3 anni di veleggiate costiere e traversate nel Mediterraneo, ho sentito l’esigenza di passare ad una barca più grande e più confortevole. Un Wauquiez Centurion di 45 piedi con la quale sono entrato in perfetta simbiosi e sintonia dal primo momento che l’ho scoperta al Salone Nautico di Parigi 16 anni fa.

Barca a vela Wabi-Sabi fotografata dall’albero – ph. Francesco Ciccotti

E’ stata una folgorazione, un amore a prima vista. Per settimane ho cercato il nome più appropriato da dargli. Un nome che avrebbe potuto rappresentare al meglio la mia filosofia di vita, di vivere in armonia con la natura, di dare un senso alla vita, di vivere con semplicità. Il nome più appropriato non poteva che essere WABI-SABI.

Logo Wabi-Sabi con breve sintesi del concetto giapponese del wabi sabi – ideato da Francesco Ciccotti

Ho passato anni a fare traversate in tutto il Tirreno in compagnia di uno o più membri di equipaggio. Solo questa ultima estate, per la prima volta, ho dato vita al sogno che rincorrevo da quelle letture da ragazzo.

Ho navigato in solitario per c/a 150 miglia, dal Nord della Sardegna fino alla Marina di Nettuno. 

Sono state 24 ore vissute magnificamente in una altalenanza tra pace e adrenalina, una condizione così nuova, insolita, eccitante… 

Wabi-Sabi in navigazione in solitaria al tramonto – ph. Francesco Ciccotti

E’ passato qualche mese da quella straordinaria esperienza. Avrei voluto scrivere immediatamente tutte le sensazioni che ho provato in quelle ore lì da solo in mezzo al mare; ma avevo una tale confusione e a dire il vero anche una certa stanchezza, che nell’immediato non sono riuscito a metterle per iscritto. 

A dirla tutta, avevo anche pensato che se l’avessi prima elaborata mentalmente, con calma, poi sarei forse riuscito a chiarirmi meglio le sensazioni di quei momenti vissuti. Ora non sono sicuro che tali  emozioni sia capace di spiegarle razionalmente, ma ho la certezza che affrontare una traversata da soli, così come fare un qualsiasi viaggio estremo in solitaria, è un modo per entrare profondamente in contatto con se stessi. Una circostanza che ti avvicina all’onnipotenza, ad un senso di piena libertà, che ti porta fuori dal tempo in una dimensione onirica…

Selfie in navigazione, con pilota automatico, durante la veleggiata in solitario – ph. Francesco Ciccotti

La cosa di cui ora ho consapevolezza, pur essendo io caratterialmente propenso alla condivisione delle esperienze, soprattutto se estreme e con un certo grado di rischio, è che ho una smisurata voglia di rivivere quella Avventura. Quel tipo di condizione umana impegnativa e solitaria difronte a spazi il cui orizzonte è aperto, lontano e apparentemente infinito. 

Selfie con autoscatto in navigazione in solitaria, durante un momento di calma di vento – ph. Francesco Ciccotti

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