Safari in Kenya – incontro con i “BIG FIVE”

Safari in Kenya – incontro con i “BIG FIVE”

27/12/2024 – 02/01/2025

Un viaggio Alle Falde del Kilimanjaro che vi farà conoscere e scoprire appieno le meraviglie che il Kenya può offrirvi.

La varietà del panorama lascia senza parole…

La maestosità della savana, le alte vette delle montagne e la giungla lussureggiante…intorno tutto è meraviglia

Safari nello Tsavo Est Kenya

Safari nello Tsavo Est Kenya – ph. Francesco Ciccotti

Elefante in Namibia - ph. Francesco Ciccotti

Elefante – ph. Francesco Ciccotti

Potrai immergerti fin da subito nelle riserve e nei parchi nazionali Amboseli, Tsavo est e Tsavo Ovest, per partecipare a safari emozionanti, guidati da esperti locali che conoscono ogni angolo del territorio e

accompagnati anche da me, che come fotografo professionista,

vi farò apprezzare le bellezze del territorio e del suo popolo nelle migliori condizioni di luce.

Ghepardo in Kenya - ph. Francesco Ciccotti

Amboseli Park Ghepard – ph. Francesco Ciccotti

Sarà possibile osservare da vicino i “Big Five” nel loro ambiente naturale

e assistere agli spettacoli più esclusivi della natura.

Dalla migrazione di milioni di gnu, che attraversano il fiume in cerca di pascoli migliori, fino alla siccità e alla vegetazione rada tipica delle savane africane.
Ti immergerai in totale sicurezza nella natura più selvaggia e ammirerai la bellezza dei paesaggi più singolari.

Gnu che si contendono il branco

Gnu che si contendono il branco – ph Francesco Ciccotti

Leone - ph. Francesco Ciccott_DSC2574 Lr LR x FB

Leonessa in assetto da caccia – ph. Francesco Ciccott

Il Kenya è anche ricco di tradizioni millenarie e abitato da tribù ospitali come i Maasai, che vivono in armonia con la terra. Potrai anche visitare i villaggi Maasai e scoprire le tradizioni di questo popolo incredibile.

Un incontro che ti lascerà il segno.

Villaggio Masai Amboseli Kenya

Villaggio Masai Amboseli Kenya – ph. Francesco Ciccotti

Villaggio Masai Amboseli Kenya

Villaggio Masai Amboseli Kenya

Villaggio Masai Amboseli Kenya

Villaggio Masai Amboseli Kenya – ph. Francesco Ciccotti

Mercato della Frutta Malindi Kenya

Mercato della Frutta Malindi Kenya – ph. Francesco Ciccotti

Programma giorno per giorno

Giorno 1

Arrivo all’aeroporto internazionale di Nairobi, pick up da parte dei nostri autisti e trasferimento presso l’Hotel.

Prima colazione inclusa.

Giorno 2

Partenza al mattino da Nairobi e trasferimento al verso il Parco Nazionale dell’Amboseli. Arrivo per pranzo al Lodge. Safari fotografico nel pomeriggio all’interno del Parco Nazionale dell’Amboseli fino
al tramonto.

Pranzo, cena e pernottamento in Lodge.

Giorno 3

Colazione, safari fotografico mattutino e rientro a pranzo al lodge. Possibilità, su richiesta, di una visita guidata in un villaggio Masai che si trova ai piedi del Kilimanjaro. Safari fotografico pomeridiano.

Pranzo, cena e pernottamento in Lodge.

Giorno 4

Dopo colazione, safari fotografico mattutino en-route e attraversando la meravigliosa Shetani Valley, una valle di circa 8 km completamente ricoperta di lava, ci dirigeremo verso il Parco Nazionale dello Tsavo Ovest. Arrivo per pranzo al
Lodge. Safari fotografico pomeridiano fino al tramonto e visita alle “Mzima Spring”. Rientro al tramonto al lodge.

Pranzo libero, Cena e pernottamento in Lodge.

Giorno 5

Colazione, safari fotografico mattutino en-route fino all’uscita del Parco e trasferimento alla volta del Taita Hills Wildlife Sanctuary, una riserva privata al confine con lo Tsavo ovest.
Arrivo per pranzo al lodge. Safari fotografico pomeridiano all’interno della Riserva Privata.

Pranzo, cena e pernottamento in Lodge.

Giorno 6

Sveglia di buon mattino e partenza per il Parco Nazionale dello Tsavo Est, che insieme allo Tsavo Ovest e’ uno dei Parchi Nazionali più grandi d’Africa e per questo con due ecosistemi completamente diversi. Questo, vi darà la possibilità di ammirare paesaggi che variano da piste di terra rossa, colline, e distese di pura savana. Arrivo per pranzo al lodge.
Safari fotografico pomeridiano fino al tramonto.

Pranzo incluso, Cena e pernottamento in lodge.

Giorno 7

Dopo colazione game drive all’interno del Parco Nazionale dello Tsavo Est. Uscita dal
parco, e trasferimento alla volta dell’aeroporto di Mombasa per il volo di rientro.

Vista la tipologia dell’itinerario programmato potranno esserci anche cambi di programma/percorso derivanti da eventi atmosferici o revoche di permessi.

PREZZI

  • Quota individuale di partecipazione in camera doppia: a partire da €1950,00
  • Supplemento singola: € 600,00
  • Ingresso ai parchi per persona: € 400,00

VOLO AEREO: da quotare al momento della prenotazione.

LA QUOTA COMPRENDE

valida per un minimo di 10 partecipanti

  • Trasferimenti come da programma.
  • Cinque giorni e Quattro notti di safari in auto Toyota Land Cruiser
    4×4 ad uso esclusivo.
  • Guida/Driver professionista locale certificata KPSGA parlante inglese e accompagnamento durante tutto il safari.
  • Aaccompagnatore fotografo per consigli e suggerimenti.
  • FLYING Doctor’s ( Servizio Ambulanza aerea AMREF)
  • Pensione completa nei Lodge , bevande escluse.
  • Acqua minerale durante i safari ed i trasferimenti.
LA QUOTA NON COMPRENDE

Tutto quanto non espressamente indicato ne “La quota comprende” ed in particolare:

  • Volo internazionale dall’Italia (se i biglietti sono presi in anticipo.
    incidono media c/a 700,00 € pp)
  • ETA per il Kenya (da fare on-line)
  • Assicurazione personale e polizza annullamento viaggio.
  • Lavanderia.
  • Supplemento singola e supplementi festivita’ Natale e Capodanno.
  • Bevande ai Lodge e durante l’extra lunch.
  • Mance nei lodges e campi e al driver.
Danza africana…cosa rappresenta?

Danza africana…cosa rappresenta?

L’Africa ha circa 1000 lingue diverse e probabilmente altrettanti stili di danza.

Gli stili di danza variano enormemente e così anche le definizioni di danza.

Ad esempio, tra gli Ibo, Akan, Efik, Azande e Kamba, la danza coinvolge musica vocale e strumentale, inclusa il tamburo; tra gli Zulu, Matabele, Shi, Ngoni, Turkana e Wanyaturu i tamburi non vengono usati, e talvolta chi li usa è disprezzato; mentre le tribù Namibiane Herero, Himba, Boshimani e Damara sono tra quelle che usano soltanto musica vocale e il battito delle mani.

Negli Stati Uniti e in altri paesi non africani, anche le concezioni della danza variano. Tuttavia, credo che sia possibile sviluppare una definizione generale: la danza è composta da sequenze intenzionalmente, ritmiche e culturalmente modellate di movimenti e gesti del corpo non verbali che non sono attività motorie ordinarie, il movimento ha un valore intrinseco.

E in Africa, la danza ha un significato molto maggiore che nella maggior parte dei paesi occidentali.

È un comportamento fisico.

Il corpo umano come strumento di danza rilascia energia attraverso le risposte muscolari agli stimoli.

È un comportamento artistico.

Ogni gruppo ha la propria estetica.

Damara che danzano - Ph. Francesco Ciccotti

Damara che danzano – Ph. Francesco Ciccotti

La danza è quindi significativa in termini di indulgenza sensoriale dell’esecutore o dello spettatore mentre risponde in un intervallo che va dall’insoddisfazione all’euforia e con l’aspettativa che in un particolare stile di danza i vari elementi – spazio, ritmo, dinamica – saranno riconoscibili.

Fino a poco tempo fa la danza africana raramente era un’arte fine a se stessa, ma era piuttosto utilitaristica:

“arte” per il bene della vita.

La danza africana è un comportamento culturale, determinato da valori, atteggiamenti e credenze di un popolo.

Danza cerimoniale di caccia dei Boshimani

Danza cerimoniale di caccia dei Boshimani – Ph Francesco Ciccotti

La danza africana si riferisce principalmente agli stili di danza dell’Africa sub-sahariana, molti dei quali si basano su ritmi tradizionali e tradizioni musicali della regione.

Gli stili di danza africana moderna sono profondamente radicati nella cultura e nella tradizione.

Molte tribù hanno un ruolo esclusivamente allo scopo di trasmettere le tradizioni della tribù; danze tramandate nel corso dei secoli, spesso immutate, con poco o nessuno spazio per l’improvvisazione.

Canti e danze facilitano l’insegnamento e la promozione dei valori sociali, la celebrazione di eventi speciali e le principali tappe della vita, l’esecuzione di storie orali e altre recitazioni ed esperienze spirituali.

La danza africana utilizza i concetti di poliritmo e di articolazione totale del corpo. Le danze africane sono un’attività collettiva eseguita in grandi gruppi, con una significativa interazione tra ballerini e spettatori nella maggior parte degli stili.

Donne + Bimbi Himba - ph. Francesco Ciccotti

 Donne Himba che danzano – ph. Francesco Ciccotti

Ogni tribù ha sviluppato il proprio stile di danza unico, suddividendolo in tre categorie in base allo scopo.

La prima è la danza religiosa, che secondo molte tribù favorisce la pace, la salute e la prosperità. Le danze religiose spesso coinvolgevano ballerini mascherati, che si esibivano sia come spiriti che come coloro che li placavano. La religione e la spiritualità hanno permeato ogni aspetto della vita africana tradizionale e continuano a influenzare la danza africana anche oggi.

La seconda è la danza griotica, ed era un tipo di danza che raccontava una storia. Prende il nome da griot, che è  un narratore tradizionale nell’Africa occidentale. Alcune danze griotiche venivano ballate solo dal griot della tribù; oggi le compagnie eseguono le stesse danze che un tempo erano esclusive del griot.

Il terzo tipo è la danza cerimoniale. Queste danze vengono eseguite in occasione di cerimonie come matrimoni, anniversari e riti di passaggio.

Tuttavia, molte danze non avevano un solo scopo.

Piuttosto, spesso c’era uno scopo primario, che si fondeva con molti scopi secondari.

La danza era molto importante per il mantenimento dello status di sovrano nella società tribale. Il colonialismo e la globalizzazione hanno portato allo sradicamento di alcuni stili di danza africana. Altri stili sono stati mescolati insieme o mescolati con stili di danza al di fuori dell’Africa.

In passato, la danza africana ha mandato in estasi alcuni poeti e artisti occidentali che ne restavano ammirati, mentre ha mandato molti missionari cristiani e altri colonialisti in uno stato di orrore.

“La forma estetica per eccellenza” per i primi, “l’espressione della turpitudine morale” per i secondi.

Donna Herero che danza - Ph. Francesco Ciccotti

Donna Herero che danza – Ph. Francesco Ciccotti

I primi osservatori europei del comportamento africano non consideravano la danza africana come una danza, perché non era il balletto classico o la danza popolare a ritmo di passi dei loro paesi d’origine. Percezioni e valutazioni sono ora più equilibrate.

Io nei miei viaggi resto sempre affascinato dalla Cultura e dalle Tradizioni Africane, e con l’occhio fotografico provo a documentare, registrare e testimoniare questa cultura antica che fa parte del nostro DNA, augurandomi così di evitare che se ne perda definitivamente traccia.

Danze Africane – reel di Francesco Ciccotti

ALLA RICERCA DI UN MONDO…non del tutto PERDUTO…

ALLA RICERCA DI UN MONDO…non del tutto PERDUTO…

Incontrare persone, cercare un contatto sincero…

sentire, toccare, vedere, comunicare nel senso di entrare in comunione è quello che desideriamo di più quando ci relazioniamo con gli altri e quindi anche quando viaggiamo, ma che allo stesso tempo, ci spaventa o ci è reso difficile, per vari motivi.

Qualsiasi sia il Paese che andiamo a visitare, l’argomento della conversazione o del contesto di relazione in cui ci troviamo, cerchiamo – che ne siamo consapevoli o meno – il “contatto umano”… in qualsiasi forma, in qualsiasi modo, purché sia un vero contatto un sentire veramente e profondamente l’altro.

La nostra instancabile curiosità di viaggiatori ci dà il permesso di entrare nella sfera d’influenza dell’altro.

Aprirci, diventare per scelta un pò più vulnerabili, un pò più morbidi anche con noi stessi, ci rende fratelli, più simili.

Ci fa sentire di appartenere, ci fa sentire un pò meno soli e meno isolati…

Appartenere tutti allo stesso mondo, che ha abitudini e costumi diversi, ma che ci rende sempre molto simili per le principali esigenze e bisogni terreni.

Incontrare persone dalle sembianze così diverse, è sempre una grande sfida rivolta alle nostre abitudini e ai nostri condizionamenti, paure e pregiudizi…

e nonostante la nostra enorme curiosità verso “l’altro”, siamo comunque, troppo spesso pronti a boicottare i sentimenti che proviamo, razionalizzando motivazioni e giustificazioni che non fanno altro che fare il gioco del nostro incontenibile: “ego”.

Cercare il contatto, però, è e rimarrà sempre un bisogno umano, un desiderio verso il manifestare l’amore puro, l’amicizia e la fratellanza; un qualcosa di pulito, di onesto, di vero.

Aprirsi…e lasciar entrare la brezza della vita, è nutrimento…perché non si vive di solo cibo.

Attraverso la “comunione” nutriamo il nostro essere e quello delle persone incontrate.

Se guardiamo alla vita in generale, osserveremo che in natura ogni sistema è “permeabile” – un sistema “aperto – ed allora, sopravvive, matura e costantemente evolve. Un sistema biologico in evoluzione è sempre intelligente, che significa adattabile, aperto alla comunicazione, di qualsiasi forma si tratti, adatto agli scambi…alla crescita.

Quando viaggiamo, oltre ad esplorare luoghi, paesaggi, natura, arte, bellezza in generale…

ciò che ci colpisce con profondità, sono le “relazioni umane”

Humans - ph. Francesco Ciccotti

Humans – ph. Francesco Ciccotti

…in questo mondo sempre più superficiale, da toccata e fuga, dove non ci diamo il tempo neppure di sentire un profumo, di percepire un suono, una musica, di gustare coscientemente un sapore, di vivere pienamente e di godere pienamente della sensualità di uno sguardo, la profondità di una parola, oppure, la delicata e allo stesso tempo intensa sensazione di una stretta di mano sono un contatto che la dice lunga su chi abbiamo di fronte.

Viviamo nell’era del “consumismo sensoriale” usa e getta…tutto deve essere consumato in fretta, per poi passare ad altro…questo ci viene insegnato viaggiando sui social, navigando da una pubblicazione all’altra, da una pagina web all’altra…da un’App all’altra…

ma fermiamoci un attimo, prendiamoci una pausa, facciamo un grosso respiro

…non usiamo male il tempo che abbiamo a disposizione e quello che ci rimane…non procediamo per modelli imitativi senza valutare se sono giusti o errati…guardiamo il mondo intorno a noi “in diretta” e non attraverso un monitor…allarghiamo lo spazio di conoscenza “diretta” e possiamo sperimentare un altro livello di realtà, più vasto e libero.

Ritroviamo i nostri ritmi interiori dove il sapore dell’essere è più dolce del sapore dell’apparire.

Le mie esperienze di viaggiatore, mi permettono di entrare in contatto con le persone e con la loro essenza…la mia anima da fotografo, mi permette di farli diventare spesso soggetti dei miei scatti.

In questo modo riesco a pieno a vivere la comunione con l’altro e al contempo, portarmi a casa la testimonianza di ciò che abbiamo condiviso.

Perché agli umani piace guardare i tramonti?

Perché agli umani piace guardare i tramonti?

L’esperienza estetica di guardare un bel tramonto colpisce molti centri del piacere nel nostro cervello.

Sorvolando sulle spiegazioni troppo scientifiche, possiamo dire, in modo abbastanza certo, che siamo naturalmente predisposti nel sentirci al sicuro nel dolce bagliore di un fuoco. Il fuoco è stato una parte cruciale nell’evoluzione dell’Homo Sapiens. Si pensa che i nostri antenati abbiano usato il fuoco per circa 75.000 anni prima dell’arrivo dell’Homo Sapiens e da allora siamo stati in questa stato per altri 50.000.

La luce del sole all’alba e al tramonto cospargono il mondo di un dolce bagliore arancione

e penso che la lunghezza d’onda della luce potrebbe essere il motivo principale del nostro piacere ad osservarla, per le ragioni sopra descritte.

Perché agli umani piace guardare i tramonti

Barca a vela al tramonto con gabbiano – ph. Francesco Ciccotti

Albe e tramonti. Sempre diversi, spaziano da meravigliosi a magici e sbalorditivi. I colori, le nuvole, la serenità, la meraviglia…La visione dei paesaggi colorati di luce Arancione, offrono un modo semplice per combinare la meditazione con l’apprezzamento della bellezza naturale…esperienze che per me sono spesso mistiche e trascendentali.

Rispetto al colore rosso, l’arancione è uno dei più comuni in natura.

Non sono solo i tramonti e le albe a contenere questo colore. Il colore marrone è in genere solo una tonalità più scura di arancione, e appare in natura quasi sempre.

L’arancio è disponibile in una vasta gamma di tonalità, dal marrone scuro degli alberi all’arancio brillante di una zucca. Trasmette una sensazione di calore e non è così potente come il rosso. Ma l’arancione non è neanche un colore passivo; attira un pò di attenzione, specialmente se collocato su uno sfondo più freddo. Per me. comunque, il colore arancio, sembra sempre che contenga un pò di avventura…tanto è che l’ho scelto come sfondo delle pagine del mio blog.

Perché agli umani piace guardare i tramonti

Tramonto con gabbiano davanti al sole – ph. Francesco Ciccotti

Colori caldi e freddi

I due tipi di colore con cui abbiamo a che fare in Fotografia, sono i colori caldi e i colori freddi. I colori caldi includono rosso, arancione e giallo, mentre i colori freddi includono verde, blu e viola. Le due categorie di colore hanno il loro umore e aiuta a chiedersi quali stai fotografando in un determinato momento se desideri ottimizzare l’aspetto delle tue foto.

Perché agli umani piace guardare i tramonti

 Alba nel Kalahari Namibia – ph. Francesco Ciccotti

I colori caldi sono più attivi e carichi emotivamente.

Saltano fuori attirando l’attenzione e l’interesse dello spettatore. In generale, i colori caldi sono più rari dei colori freddi, quindi un’immagine che ha anche una piccola spruzzata di calore può risaltare più facilmente. Questo è uno dei motivi per cui le foto al tramonto e all’alba, così come i colori dell’autunno, sono così tanto popolari.

I colori freddi, d’altra parte, sono più tenui e delicati.

Svaniscono sullo sfondo, particolarmente se un colore caldo appare nello stesso punto. In generale, non attirano lo stesso grado di attenzione di un colore caldo, anche se certamente non è necessariamente una brutta cosa.

I colori caldi possono essere travolgenti; i colori freddi hanno più probabilità di apparire rilassanti e calmi. Gran parte della natura è fatta di colori freddi, anche se il tramonto e l’alba possono rendere dorato anche un paesaggio blu.

Perché agli umani piace guardare i tramonti

Alba dorata al largo dell’isola di Ponza – ph. Francesco Ciccotti

La personalità secondo il colore Arancione

Le persone che prediligono l’Arancione manifestano una chiara vitalità ed energia: la preferenza per questo colore quindi, rende tali persone capaci di imprese fuori dal comune; imprese, comunque, sempre serene e ponderate.

Chi ama l’Arancione è anche una persona tendenzialmente ottimista e consapevole delle proprie capacità.

Ripone, infatti, in se stesso, senza presunzione alcuna, una smisurata fiducia. Ama con gioia e trasporto e generalmente si trova in perfetta armonia con tutto ciò che la circonda.

Chi rifiuta l’Arancione tende a controllare costantemente la propria emotività.

Sovente trova difficoltà nel rapportarsi con il prossimo e, ove ci fosse un problema, è portato ad ingigantirlo credendo così di non essere in grado di risolverlo.

Chi rifugge dal color Arancione di solito non pondera le decisioni e agisce d’impulso. Questo modo di affrontare le situazioni, che in un primo momento può sembrare efficace per raggiungere grandi obiettivi, viene bloccato dalla tendenza al pessimismo insito a chi non ama questo colore. Trova molta difficoltà inoltre sia nella sfera sessuale che sentimentale. Non si abbandona mai del tutto con fiducia, delegando alla ragione qualsiasi tipo di mossa.

Per chi vuole saperne di più

L’arancione e il significato dei colori

Nell’ambito del significato dei colori l’arancione, spesso chiamato anche con il termine “arancio”, in genere viene associato alla vitalità, all’energia ed al sole. Infatti è un colore caldo, considerato intermedio tra il rosso ed il giallo, tant’è che nella teoria dei colori è un colore secondario ottenuto dall’unione dei due colori primari, il rosso ed il giallo ed è abbinato al secondo centro energetico Chakra.

L’Arancione, simboleggia la comprensione, la saggezza, l’equilibrio e l’ambizione

Nella cristalloterapia, medicina alternativa, pare che l’arancione venga utilizzato per curare la depressione perché ritenuto utile a rendere le persone più ottimiste, spontanee ed estroverse.

Nella Pittura, è sempre stato difficile riprodurre delle belle sfumature d’arancione come quelle che si trovano in natura perché spesso risultano essere troppo artificiali. Inizialmente per ottenere questo colore si usava lo zafferano. Successivamente invece, verso la fine del Medioevo si cominciò ad ottenerlo, dopo la sua scoperta, da un’essenza esotica proveniente dalle Indie e da Ceylon chiamata “brasile”, nome che ha contribuito insieme al legno brasilium, dal quale invece si ricavava il colore rosa, a dare il nome alla nazione del Brasile. 

Gli Antichi Romani utilizzavano l’arancione per il tessuto degli abiti nuziali, come simbolo di unione dei sentimenti nel matrimonio. Nel Medioevo, non si otteneva l’arancione mescolando il giallo ed il rosso, probabilmente a causa del tabù biblico, contenuto nel Deuteronomio e nel Levitico, che condannava i miscugli perché considerati impuri. Per lo stesso motivo non si usavano per una stessa stoffa lana e lino, quindi materiale animale e vegetale, né due colori per farne un terzo.

In Occidente il termine “arancio” ( e “arancione”) è comparso solo nel XIV secolo, dopo l’importazione dei primi alberi d’arancio, che producono le arance dal colore appunto arancio. Prima della scoperta delle arance questo colore veniva definito con il termine “rosso”. Ciò in parte è rimasto in alcune espressioni del linguaggio comune come per esempio “gatti rossi”, “capelli rossi” e “pesci rossi” anche se questi in realtà sono di colore arancione.

Perché agli umani piace guardare i tramonti

Musico Marocchino al Tramonto su Meknes – ph. Francesco Ciccotti

L’arancione viene associato al calore, alla gioia, al vigore, alla salute del corpo.

E’ il simbolo della fantasia, dell’armonia interiore, dell’accoglienza, del tepore, dell’entusiasmo, del divertimento e dell’incoraggiamento. Agisce sulla nostra vitalità e su tutto quello che concerne l’assorbimento di ciò che si mangia. Il colore Arancione, inoltre, libera da sintomi depressivi aumentando la capacità di reagire alle avversità della vita in modo repentino ed efficace. Simbolo per eccellenza di fertilità, il colore Arancione stimola la circolazione del sangue. Inoltre, dà vitalità agli organi sessuali, sia maschili che femminili, favorendo la fecondità.

Un tempo nella simbologia cristiana rappresentava il peccato di gola. Nell’induismo ancora oggi simboleggia la rinuncia ai beni materiali e dell’ascetismo. Nella Cabala ebraica significa splendore. In alcune religioni come nel Buddismo simboleggia la rinuncia ai piaceri principeschi e per questo è indossato dai monaci buddisti.

In Cina è associato al cambiamento, al movimento e alla felicità. In Giappone simboleggia l’amore. In India è associato all’ottimismo, all’istinto combattivo, alla pulsione sessuale, alla passione e al bisogno di conquista. Nell’araldica indica soprattutto forza, onore e generosità.

Inoltre l’arancione è associato ad alcuni colori nazionali come nel caso dei Paesi Bassi e dell’Ucraina mentre in Irlanda rappresenta i protestanti dell’Ulster. Nella segnaletica stradale è spesso usato per indicare “attenzione” ad esempio nei semafori o nei giubbotti salvavita.

L’arancione nel neuromarketing viene usato per suscitare allegria, socialità, creatività, fiducia, salute, vitalità, vantaggio, rinnovamento, dinamicità. Viene utilizzato spesso per i settori merceologici dei negozi, nelle scritte delle pubblicità, in alcuni marchi, nel packaging di vari prodotti (anche se meno di quanto si potrebbe), nei servizi soprattutto dei settori giovanili, per cibi e bevande energetiche, ma è anche utilizzato nel settore politico e bancario.

È il colore simbolo per eccellenza del risparmio.

Anche sul web, infatti spesso si trova nelle icone e nei bottoni di “conversione” o di “call to action”, oltre che nei “box offerte” e nei link alle “pagine prezzi”.

Gli scienziati hanno dimostrato che l’arancione induce calma, risveglia l’attenzione senza aggressività, stimola a parlare ed ascoltare. È consigliabile il suo utilizzo per tinteggiare le pareti degli ambienti in cui si parla e si accolgono le persone ad esempio ingressi, sale da pranzo, cucine, sale riunioni, uffici delle risorse umane. È invece sconsigliabile per luoghi come gli open space degli uffici in quanto stimola le chiacchiere con conseguente disturbo alle persone che lavorano. Inoltre l’arancione, in quanto colore caldo, è usato per gli esterni dei negozi allo scopo di attirare la clientela.

HA ANCORA SENSO LA FOTOGRAFIA ANALOGICA OGGI?

HA ANCORA SENSO LA FOTOGRAFIA ANALOGICA OGGI?

Questa settimana  è venuto a mancare il matematico statunitense padre del taglia/copia/incolla, Lerry Tesler. Larry, insieme al collega Timothy Mott, ideò nel 1973, il sistema copia/incolla per trasferire parti di testo nei programmi per computer.

Dobbiamo a lui il vantaggio di evitare di riscrivere ogni volta parti di testo.

Non sono pochi gli ambiti nei quali con l’avvento delle innovazioni tecnologiche e del digitale nello specifico, hanno ricevuto vantaggi enormi in termini di velocità ed immediatezza. Non credo che ci siano stati scrittori provenienti dall’epoca dell’analogico, nostalgici delle correzioni a mezzo di forbici e colla…

Le innovazioni tecnologiche hanno portato indubbi vantaggi in quasi tutti i settori

anche se, in alcuni di questi, se ne conservano soltanto quelli legati all’utilizzo dei nuovi materiali e non delle automazioni o dell’elettronica di supporto. Tanto per citarne alcuni, mi viene in mente il Trasporto, dove la bicicletta è ancora amata anche dopo l’avvento di quella servo assistita e persino del razzo; la Vela, che continua ad essere utilizzata nonostante l’invenzione della propulsione a scoppio e di seguito elettrica; ci sono gli Alianti, il Parapendio e le Tute Alari, che accompagnano in modo crescente l’uomo con il suo antico sogno di volare. Nel settore della Musica, gli strumenti classici e i vecchi Dischi in vinile sono ancora prodotti, commercializzati e piacevolmente ascoltati, nonostante i più sofisticati supporti digitali.

Ma ci sono settori, appunto, che con l’avvento del computer e dei programmi di supporto, hanno sostituito in modo irreversibile il modo di operare.

E così come la vecchia macchina da scrivere ad inchiostro è stata sostituita dal computer, così, pure nel mondo della Fotografia, la macchina fotografica digitale ha soppiantato piano piano la fotocamera analogica e la foto digitale propaga inarrestabile in modo sempre più diffuso….anche se qualche nostalgico continua a scattare foto con la pellicola a sviluppo chimico.

wedding roma

Foto di famiglia durante una cerimonia – ph. Francesco Ciccotti

Sia che tu sia motivato a catturare meravigliosi paesaggi, oppure che voglia condividere i tuoi momenti trascorsi con amici e familiari, oppure raccontare dei tuoi viaggi, escursioni ed eventi, farlo attraverso le fotografie è di sicuro il mezzo più usato. Perché oggi è piuttosto facile scattare una foto decente con qualsiasi apparecchio digitale.

Ma riuscire a farlo più di 20 anni fa, non era affatto semplice.

In vero, la fotografia digitale si è affacciata già negli anni 80, il suo uso diffuso si è visto solo negli anni 90, ma l’utilizzo più ampio c’è stato dall’inizio del secondo millennio con la comparsa degli smartphone.

Quindi per oltre 100 anni, lo standard utilizzato dai fotografi era la pellicola.

Solo se hai avuto occasione di scattare foto nell’era dell’analogico, saprai che scattare con la pellicola, era molto più complesso e con meno tolleranze rispetto all’utilizzo di una fotocamera digitale.

Bisognava aver cura di non esporre il rullino alla luce del sole; se non regolavi bene l’esposizione, se la fotocamera aveva perdite di luce, potevi rovinare l’intera sessione di ripresa…e non c’era niente di più deludente che tornare a casa e accorgersi, sviluppando il rullino, che non avevi prodotto nulla di utilizzabile.

Se invece il rullino riusciva ad andare a buon fine, dovevi comunque svilupparlo. C’era chi decideva di svilupparselo a casa, allestendosi una camera oscura di fortuna nel bagno di casa, con tanto di bacinelle piene di chimici, l’ingranditore sul piano della lavatrice e le stampe messe ad asciugare con le mollette nello stendino dei panni. Mentre altri portavano i loro rullini al laboratorio fotografico di sviluppo e stampa che lo faceva per loro. Questo comportava dei costi maggiori sia per recarsi al laboratorio e soprattutto lasciare le pellicole per uno o più giorni prima di vedere il risultato sviluppato.

Tecnologicamente parlando, non ci sono grandi differenze di qualità tra le foto in digitale e quelle in analogico.

Si riusciva comunque fare delle buone foto…soprattutto se si considera che una buona foto non è necessariamente una foto che sia esclusivamente esposta in modo corretto, con una buona definizione e un buon contrasto. Certo è che prima l’operatore dovesse essere molto abile con l’uso dell’esposimetro. 

digitale vs analogico - Camera Oscura

Camera Oscura – Scena tratta dal film Blow-Up

Quando si utilizzava la pellicola c’era molto meno margine d’errore, il che significava dover conoscere molto bene i dettagli della propria macchina fotografica. Conoscere la luce e la ridotta gamma dinamica. E comunque, sapere di non avere diritto di replica, visto che il risultato delle foto si sarebbe potuto controllare soltanto successivamente e che il costo di ogni click incideva in modo rilevante sulla sessione fotografica, bisognava essere molto precisi, metodici, conoscere la tecnica e stare sempre concentrati prima di eseguire uno scatto fotografico.

L’uso di fotocamere digitali automatiche, DSLR, mirrorless, bridge e smartphone, ha reso la fotografia più semplice che mai.

Sul piano della resa qualitativa, difficilmente si può distinguere una foto scattata con una reflex digitale da una scattata con un telefonino, perlomeno se sono foto scattate in luce diurna. E proprio per la semplicità d’uso ed il ridotto ingombro e peso, lo smartphone è diventato il mezzo più diffuso per catturare immagini. Oltretutto non è raro neppure vedere foto premiate nei vari Contest fotografici in giro per il Mondo, scattate proprio con un telefonino.

Foto in analogico

Tramonto in Corsica con reflex a pellicola – ph. Francesco Ciccotti

Foto con smartphone

Adolescenti al tramonto – scatto con smartphone – ph. Francesco Ciccotti

L’uso dell’autofocus, dello stabilizzatore d’immagine che evita l’effetto mosso, l’anteprima dell’immagine su ampio monitor, la regolazione automatica dell’esposizione e del bilanciamento del bianco, sono tutte funzionalità che hanno reso la fotografia più semplice e alla portata di tutti.

Tutti i moderni  applicativi di ripresa e di post produzione, hanno reso la fotografia più spettacolare.

Ma ciò che rende così speciale l’era della fotografia digitale, è la possibilità di condividere e modificare istantaneamente la foto, senza più attese per lo sviluppo.

I social media come Instagram, consentono ai fotografi di scattare una foto, modificarla nell’app e condividerla in pochi secondi. Questa facilità d’uso e il feedback immediato, sono una parte enorme del motivo per cui le foto delle  nostre esperienze quotidiane, sono così popolari sulle piattaforme del web.

Ironia della sorte, molti dei filtri e delle impostazioni di modifica in App come Instagram, emulano i tipi di pellicola più popolari nell’epoca dell’analogico. Quindi, HA ANCORA SENSO LA FOTOGRAFIA ANALOGICA OGGI?, in un certo senso si potrebbe dire che la pellicola continua a vivere nel modo digitale, ricordandoci le nostre più profonde radici.

Se hai notato altri elementi di distinzione tra la fotografia analogica e quella digitale, lascia pure un tuo commento.

foto analogica in diapositiva

Al lago con reflex analogica anni 90′ – ph. Francesco Ciccotti

Questa foto l’ho scattata più di venti anni fa… durante una gita domenicale al Lago di Bracciano.

Uno scatto in analogico con un super tele obbiettivo Russo le cui lenti erano paragonabili a fondi di bottiglia…lo sviluppo della pellicola era stato da me affidato ad uno dei tanti laboratori fotografici mediocri e presuntuosi…Non esistevano filtri digitali nè possibilità di intervenire nella post produzione come si fa oggi; ma la qualità dell’inquadratura e della luce catturata, la rendono comunque una testimonianza di quanto e da quando io sia attratto irrimediabilmente da queste due discipline/attività: LA VELA e LA FOTOGRAFIA 

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