Danza africana…cosa rappresenta?

Danza africana…cosa rappresenta?

L’Africa ha circa 1000 lingue diverse e probabilmente altrettanti stili di danza.

Gli stili di danza variano enormemente e così anche le definizioni di danza.

Ad esempio, tra gli Ibo, Akan, Efik, Azande e Kamba, la danza coinvolge musica vocale e strumentale, inclusa il tamburo; tra gli Zulu, Matabele, Shi, Ngoni, Turkana e Wanyaturu i tamburi non vengono usati, e talvolta chi li usa è disprezzato; mentre le tribù Namibiane Herero, Himba, Boshimani e Damara sono tra quelle che usano soltanto musica vocale e il battito delle mani.

Negli Stati Uniti e in altri paesi non africani, anche le concezioni della danza variano. Tuttavia, credo che sia possibile sviluppare una definizione generale: la danza è composta da sequenze intenzionalmente, ritmiche e culturalmente modellate di movimenti e gesti del corpo non verbali che non sono attività motorie ordinarie, il movimento ha un valore intrinseco.

E in Africa, la danza ha un significato molto maggiore che nella maggior parte dei paesi occidentali.

È un comportamento fisico.

Il corpo umano come strumento di danza rilascia energia attraverso le risposte muscolari agli stimoli.

È un comportamento artistico.

Ogni gruppo ha la propria estetica.

Damara che danzano - Ph. Francesco Ciccotti

Damara che danzano – Ph. Francesco Ciccotti

La danza è quindi significativa in termini di indulgenza sensoriale dell’esecutore o dello spettatore mentre risponde in un intervallo che va dall’insoddisfazione all’euforia e con l’aspettativa che in un particolare stile di danza i vari elementi – spazio, ritmo, dinamica – saranno riconoscibili.

Fino a poco tempo fa la danza africana raramente era un’arte fine a se stessa, ma era piuttosto utilitaristica:

“arte” per il bene della vita.

La danza africana è un comportamento culturale, determinato da valori, atteggiamenti e credenze di un popolo.

Danza cerimoniale di caccia dei Boshimani

Danza cerimoniale di caccia dei Boshimani – Ph Francesco Ciccotti

La danza africana si riferisce principalmente agli stili di danza dell’Africa sub-sahariana, molti dei quali si basano su ritmi tradizionali e tradizioni musicali della regione.

Gli stili di danza africana moderna sono profondamente radicati nella cultura e nella tradizione.

Molte tribù hanno un ruolo esclusivamente allo scopo di trasmettere le tradizioni della tribù; danze tramandate nel corso dei secoli, spesso immutate, con poco o nessuno spazio per l’improvvisazione.

Canti e danze facilitano l’insegnamento e la promozione dei valori sociali, la celebrazione di eventi speciali e le principali tappe della vita, l’esecuzione di storie orali e altre recitazioni ed esperienze spirituali.

La danza africana utilizza i concetti di poliritmo e di articolazione totale del corpo. Le danze africane sono un’attività collettiva eseguita in grandi gruppi, con una significativa interazione tra ballerini e spettatori nella maggior parte degli stili.

Donne + Bimbi Himba - ph. Francesco Ciccotti

 Donne Himba che danzano – ph. Francesco Ciccotti

Ogni tribù ha sviluppato il proprio stile di danza unico, suddividendolo in tre categorie in base allo scopo.

La prima è la danza religiosa, che secondo molte tribù favorisce la pace, la salute e la prosperità. Le danze religiose spesso coinvolgevano ballerini mascherati, che si esibivano sia come spiriti che come coloro che li placavano. La religione e la spiritualità hanno permeato ogni aspetto della vita africana tradizionale e continuano a influenzare la danza africana anche oggi.

La seconda è la danza griotica, ed era un tipo di danza che raccontava una storia. Prende il nome da griot, che è  un narratore tradizionale nell’Africa occidentale. Alcune danze griotiche venivano ballate solo dal griot della tribù; oggi le compagnie eseguono le stesse danze che un tempo erano esclusive del griot.

Il terzo tipo è la danza cerimoniale. Queste danze vengono eseguite in occasione di cerimonie come matrimoni, anniversari e riti di passaggio.

Tuttavia, molte danze non avevano un solo scopo.

Piuttosto, spesso c’era uno scopo primario, che si fondeva con molti scopi secondari.

La danza era molto importante per il mantenimento dello status di sovrano nella società tribale. Il colonialismo e la globalizzazione hanno portato allo sradicamento di alcuni stili di danza africana. Altri stili sono stati mescolati insieme o mescolati con stili di danza al di fuori dell’Africa.

In passato, la danza africana ha mandato in estasi alcuni poeti e artisti occidentali che ne restavano ammirati, mentre ha mandato molti missionari cristiani e altri colonialisti in uno stato di orrore.

“La forma estetica per eccellenza” per i primi, “l’espressione della turpitudine morale” per i secondi.

Donna Herero che danza - Ph. Francesco Ciccotti

Donna Herero che danza – Ph. Francesco Ciccotti

I primi osservatori europei del comportamento africano non consideravano la danza africana come una danza, perché non era il balletto classico o la danza popolare a ritmo di passi dei loro paesi d’origine. Percezioni e valutazioni sono ora più equilibrate.

Io nei miei viaggi resto sempre affascinato dalla Cultura e dalle Tradizioni Africane, e con l’occhio fotografico provo a documentare, registrare e testimoniare questa cultura antica che fa parte del nostro DNA, augurandomi così di evitare che se ne perda definitivamente traccia.

Danze Africane – reel di Francesco Ciccotti

ALLA RICERCA DI UN MONDO…non del tutto PERDUTO…

ALLA RICERCA DI UN MONDO…non del tutto PERDUTO…

Incontrare persone, cercare un contatto sincero…

sentire, toccare, vedere, comunicare nel senso di entrare in comunione è quello che desideriamo di più quando ci relazioniamo con gli altri e quindi anche quando viaggiamo, ma che allo stesso tempo, ci spaventa o ci è reso difficile, per vari motivi.

Qualsiasi sia il Paese che andiamo a visitare, l’argomento della conversazione o del contesto di relazione in cui ci troviamo, cerchiamo – che ne siamo consapevoli o meno – il “contatto umano”… in qualsiasi forma, in qualsiasi modo, purché sia un vero contatto un sentire veramente e profondamente l’altro.

La nostra instancabile curiosità di viaggiatori ci dà il permesso di entrare nella sfera d’influenza dell’altro.

Aprirci, diventare per scelta un pò più vulnerabili, un pò più morbidi anche con noi stessi, ci rende fratelli, più simili.

Ci fa sentire di appartenere, ci fa sentire un pò meno soli e meno isolati…

Appartenere tutti allo stesso mondo, che ha abitudini e costumi diversi, ma che ci rende sempre molto simili per le principali esigenze e bisogni terreni.

Incontrare persone dalle sembianze così diverse, è sempre una grande sfida rivolta alle nostre abitudini e ai nostri condizionamenti, paure e pregiudizi…

e nonostante la nostra enorme curiosità verso “l’altro”, siamo comunque, troppo spesso pronti a boicottare i sentimenti che proviamo, razionalizzando motivazioni e giustificazioni che non fanno altro che fare il gioco del nostro incontenibile: “ego”.

Cercare il contatto, però, è e rimarrà sempre un bisogno umano, un desiderio verso il manifestare l’amore puro, l’amicizia e la fratellanza; un qualcosa di pulito, di onesto, di vero.

Aprirsi…e lasciar entrare la brezza della vita, è nutrimento…perché non si vive di solo cibo.

Attraverso la “comunione” nutriamo il nostro essere e quello delle persone incontrate.

Se guardiamo alla vita in generale, osserveremo che in natura ogni sistema è “permeabile” – un sistema “aperto – ed allora, sopravvive, matura e costantemente evolve. Un sistema biologico in evoluzione è sempre intelligente, che significa adattabile, aperto alla comunicazione, di qualsiasi forma si tratti, adatto agli scambi…alla crescita.

Quando viaggiamo, oltre ad esplorare luoghi, paesaggi, natura, arte, bellezza in generale…

ciò che ci colpisce con profondità, sono le “relazioni umane”

Humans - ph. Francesco Ciccotti

Humans – ph. Francesco Ciccotti

…in questo mondo sempre più superficiale, da toccata e fuga, dove non ci diamo il tempo neppure di sentire un profumo, di percepire un suono, una musica, di gustare coscientemente un sapore, di vivere pienamente e di godere pienamente della sensualità di uno sguardo, la profondità di una parola, oppure, la delicata e allo stesso tempo intensa sensazione di una stretta di mano sono un contatto che la dice lunga su chi abbiamo di fronte.

Viviamo nell’era del “consumismo sensoriale” usa e getta…tutto deve essere consumato in fretta, per poi passare ad altro…questo ci viene insegnato viaggiando sui social, navigando da una pubblicazione all’altra, da una pagina web all’altra…da un’App all’altra…

ma fermiamoci un attimo, prendiamoci una pausa, facciamo un grosso respiro

…non usiamo male il tempo che abbiamo a disposizione e quello che ci rimane…non procediamo per modelli imitativi senza valutare se sono giusti o errati…guardiamo il mondo intorno a noi “in diretta” e non attraverso un monitor…allarghiamo lo spazio di conoscenza “diretta” e possiamo sperimentare un altro livello di realtà, più vasto e libero.

Ritroviamo i nostri ritmi interiori dove il sapore dell’essere è più dolce del sapore dell’apparire.

Le mie esperienze di viaggiatore, mi permettono di entrare in contatto con le persone e con la loro essenza…la mia anima da fotografo, mi permette di farli diventare spesso soggetti dei miei scatti.

In questo modo riesco a pieno a vivere la comunione con l’altro e al contempo, portarmi a casa la testimonianza di ciò che abbiamo condiviso.

HERERO – il ricordo negli abiti…

HERERO – il ricordo negli abiti…

In un momento in cui siamo di nuovo a parlare della violenza sulle donne, condivido la storia di un popolo sopravvissuto al genocidio, in cui soprattutto le donne, con il loro attuale modo di vestire,

mettono in atto costantemente la loro rivalsa e resistenza all’oblio. 

Gli Herero (insieme agli Himba) si trasferirono nell’attuale Namibia e Botswana durante la più ampia migrazione di popoli di lingua bantu dall’Africa orientale diverse centinaia di anni fa. Circa 150 anni fa, cominciarono a dividersi e il grande gruppo che oggi conosciamo come Herero si spostò verso sud; gli antenati degli attuali Himba rimasero a nord.

Donna Herero tra le donne Himba - ph.Francesco Ciccotti

Donna Herero tra le donne Himba – ph.Francesco Ciccotti

Mentre oggi gli Himba continuano a vivere la vita nomade che hanno condotto per secoli

gli Herero si stabilirono e prosperarono come allevatori di bestiame

nelle praterie centrali della Namibia. Qui entrarono in conflitto con il popolo Nama che migrava verso nord, ma poi, con l’arrivo dei coloni tedeschi, si dovettero alleare per contrastare l’invasore tedesco.

Dopo la battaglia di Waterberg nell’agosto 1904, nonostante gli Herero cercassero la pace con i coloni, i tentativi tedeschi di sterminare gli Herero continuarono in quella che gli storici hanno etichettato come una delle guerre coloniali più sanguinose.

Si stima che in tre anni la popolazione Herero sia stata ridotta da 80.000 a 15.000.

Durante la prima guerra mondiale la Germania perse la colonia. Nel 1915, infatti, il Sudafrica prese il controllo della Namibia, ma la situazione non migliorò. Gli Herero furono spinti in un’area della Namibia, governata in stile sudafricano. Oggi la popolazione Herero è stimata in 100.000, circa il 7% della popolazione totale della Namibia.

Per tutto il periodo di invasione, gli Herero subirono l’influenza dei missionari tedeschi

che si opposero a quella che consideravano l’immodestia dell’abito tradizionale Herero, o la mancanza di vestiti (era simile a quello che vediamo oggi con gli Himba).

Le donne Herero alla fine adottarono lo stile di abbigliamento che le rende così distintive oggi. Gli uomini, invece, non si distinguono per il loro modo di vestire; mi è stato detto, però, che per le occasioni speciali gli uomini Herero indossano un abito elaborato che ricorda le uniformi militari tedesche del XIX secolo.

L’abito delle donne Herero, cade fino alle caviglie.

Comprende maniche lunghe e un corpetto che si abbottona vicino al collo.

Oltre a questo, molte donne indossano anche uno scialle.

Sotto il vestito (così mi è stato detto) le donne indossano da sei a otto sottogonne per aggiungere pienezza…

sebbene questa risulta essere la versione ufficiale, ci sono almeno un altro paio di spiegazioni…

Donna Herero

Donna Herero con i figli – ph. Francesco Ciccotti

Qualcuno sostiene che questo modo di vestire fu intrapreso per cercare di disincentivare o quanto meno contenere, i tentativi di stupri che i coloni infliggevano a queste donne inermi. 

Altri, lo spiegano così: “in Africa, il cacciatore indossa la pelle dell’animale che ha ucciso, così come il soldato si impossessa dell’uniforme del nemico. E’ una prova della sua vittoria. Dopo il genocidio, l’uniforme e l’abito lungo sono diventati l’identità di questo popolo”.

Come cappello, le donne Herero indossano un copricapo dalla forma unica

che si dice assomigli (e renda omaggio) alle corna del loro bestiame.

Vita quotidiana di una donna Herero - ph. Francesco Ciccotti

Vita quotidiana di una donna Herero – ph. Francesco Ciccotti

Sebbene l’influenza dei missionari sia certamente diminuita nella moderna Namibia,

le donne Herero sono ancora viste indossare con orgoglio questo elaborato costume nelle zone rurali del paese e nel centro di Windhoek, la capitale.

Anche se ho visitato la Namibia nei mesi Ottobre-Novembre, le temperature durante il giorno hanno comunque raggiunto i 40 gradi. Nonostante l’enorme volume di stoffa che indossavano dal collo al polso fino alla caviglia, le donne Herero non sembravano mai surriscaldate.

Dai missionari gli Herero impararono anche il loro attuale stile di costruzione della casa.

A differenza degli Himba, che mantengono il loro stile ancestrale di capanne a cupola o coniche, gli Herero costruiscono strutture più grandi con un tetto a punta e una porta rettangolare. Approfondirò questo argomento in un altro articolo.

Estratto dell’ultimo viaggio in Namibia – video di Francesco Ciccotti

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Tunisia 4×4 – Il Grande Sud

Tunisia 4×4 – Il Grande Sud

Ponte 21/23 Aprile – 2 Maggio 2023

27/12/2023 – 06/01/2024

Febbraio, Marzo e Aprile date flessibili: chiedere informazioni

Il richiamo del Sahara risuona sempre più forte quando la vita moderna si fa sempre più stretta e opprimente.

Partiamo per un altro entusiasmante viaggio nel Sahara Tunisino

Vi accompagno in questo viaggio avventura in 4×4, per catturare e godersi a pieno la profusione di colori e luci che trasforma il paese e i suoi paesaggi.

Puoi scegliere di venire con il tuo mezzo 4×4 o come passeggero dei veicoli dell’organizzazione.

ESPLORIAMO IL GRANDE SUD

Dune - Sahara Tunisino di Francesco Ciccotti

Dune – Sahara Tunisino

Vivremo l’avventura del viaggio in fuoristrada, dai villaggi berberi alle dune del Grande Erg Orientale.

Gli spazi infiniti, l’aria frizzantina, la magia della luce, i paesaggi desertici, la cultura berbera e l’avventura off-road…accompagneranno il nostro viaggio.

Attraverseremo le regioni sahariane dove è sopravvissuta una vecchissima tradizione tunisina: l’habitat trogloditico, per poi raggiugere il deserto e viverlo come lo si sogna; con un’esperienza di pienezza ed immensità, di silenzio e di mitezza.

Faremo un viaggio con i ritmi dettati dai tempi fotografici.

Non bisogna necessariamente essere fotografi o aspiranti tali o avere una particolare attrezzatura.

Conta il piacere di vivere e assaporare, con il giusto tempo, paesaggi, persone e culture nelle migliori condizioni di luce.

È sufficiente anche uno smartphone per riuscire a portare a casa egregi ricordi fotografici dell’avventura vissuta.

All’arrivo in Tunisia, partiremo subito in direzione Sud, dove il deserto appare in tutta la sua rudezza, implacabile. Una vasta pianura pietrosa si apre su dei grandiosi paesaggi di montagne e di altipiani desertici, di dirupi e di picchi rocciosi. Ed è in questo scenario dantesco che sorgono le stupefacenti architetture degli Ksour, granai collettivi fortificati dei nomadi sahariani.

Trascorreremo una giornata a contatto con le vecchie tradizioni berbere attendendo che il tramonto infiammi le mura dei Ksour.

Raggiungeremo poi l’Oasi di Ksar Ghilane, punto di partenza dell’avventura sulle dune. Attraversando una tra le zone più affascinati del deserto tunisino, faremo il pieno di dune scolpite dal vento talvolta dolcemente ondulate, talvolta sollevate in onde impetuose, che all’alba si colorano di giallo e di rosa – spettacolo raro che premia le notti al bivacco.

Punteremo poi verso Tembaine e il Parc du Jebil, fino ad arrivare alla tipica cittadina di Douz dove saluteremo il deserto.

Tappa successiva, Kairouan, dove ci inoltreremo nella medina percorrendo le stradine costeggiate da facciate bianche e da porte celeste chiaro, fra le esposizioni dei piccoli venditori dei souks.

Ultima tappa Monastir, dove trascorreremo le ultime ore prima di prendere il volo di ritorno in Italia.

Avvertiremo un’atmosfera fuori dal tempo.

Per chi viaggia in nave, si risalirà verso Tunisi per tornare a casa.

L’insieme creato degli splendidi panorami, dalle notti sotto il cielo stellato, dall’affascinante natura e dalla storia di questi luoghi renderà questa avventura indimenticabile.

Bimba berbera di Francesco Ciccotti

Bimba berbera

Programma giorno per giorno

Giorno 1: Partenza dall'Italia per Tunisi

Per chi viene in nave – Partenza dall’Italia traghetto da Civitavecchia per Tunisi alle ore 19:00.

Giorno 2: Tunisi

Per chi viene in nave – Arrivo a Tunisi la sera.

Giorno 3: Tunisi - Monastir

Per chi viene in aereo: Arrivo a Monastir.

Per chi viene in nave: Trasferimento Tunisi – Monastir

Incontro di tutto il gruppo in aeroporto e trasferimento in Hotel. Passeremo la sera a Monastir con la visita alla Medina per chi vuole, poi cena in un ristorante della Marina di Monastir. 

Pranzo libero, Cena a ristorante e Pernottamento in hotel a 4 stelle.

Giorno 4: Monastir - Tataouine

Sveglia presto e ci dirigiamo a Sud verso Tataouine passando per uno degli Ksar più veri e autentici, Ksar Hallouf, nel cuore di un paesaggio arido e montagnoso, di altipiani e ripide vette, dove sorgono le sorprendenti architetture dei Ksour. Situati nel mezzo del nulla, simili a grandi alveari di color roccia, questi ‘’castelli del deserto’’ (‘’Ksour’’), erano un tempo punti di raduno dei semi-nomadi della regione, nei quali venivano stoccati i raccolti, al sicuro da saccheggiatori, in alveoli sovrapposti chiamati “ghorfas”. Visiteremo poi Chenini, antico villaggio berbero e Douiret con il suo imperdibile Museo.

Pranzo lungo il percorso. Cena e pernottamento in una casa troglodita.

Giorno 5 Tataouine - Ksar Ghilane

Dopo colazione partiremo alla volta di Ksar Ghilane, frontiera fra il deserto di sabbia e il deserto di pietra. Da qui comincia la nostra avventura sulle dune non senza aver provato l’ebrezza di un bagno sotto le palme in una “piscina” naturale di tiepida acqua. Il paesaggio sempre diverso cela anche delle sorprese: pozzi insabbiati, montagne sovrastanti le dune, conche che nascondono dei cespugli e degli arbusti.

Primo bivacco in campo tendato tra le dune.

Giorno 6 - 7 - 8 e 9: Ksar Ghilane - Douz passando per le affascinanti dune del Grand Erg Orientale

Una full immersion di sabbia attraversando una tra le zone più affascinati del deserto tunisino fino a raggiungere il lago di Ain Ouadette, dove potremo fare un bagno ristoratore nell’acqua calda. Campi sotto le stelle tra le dune. Punteremo poi verso Tembaine e il Parc du Jebil con arrivo nel pomeriggio a Douz denominata anche “la Porta del Deserto”

Pomeriggio libero per una passeggiata in piazzetta e tra i negozietti.

Bivacchi nel deserto

Giorno 9 – Cena e pernottamento in campeggio.

Giorno 10: Douz - Kairouan

Sveglia presto e partenza alla volta di Kairouan, affascinante città ancorata ad un passato lontano. Città santa dell’islam, Patrimonio mondiale dell’Unesco, possiede tante meraviglie: dalla medina, alla venerabile Grande moschea, dai Bacini aghlabidi, all’incantevole mausoleo di Sidi Saheb decorato con ceramica, dal pozzo Barrouta ai numerosi laboratori dove si fabbricano i tappeti annodati più famosi della Tunisia.

Pranzo in uno dei ristoranti tipici. Cena e pernottamento in hotel.

Giorno 11: Kairouan - Monastir

Partenza alla volta di Monastir, città che avremo già avuto modo di visitare all’inizio del nostro percorso, ma tappa necessaria per prepararci alla partenza per chi viaggia in aereo l’indomani mattina presto, per il ritorno in Italia.

Pranzo in uno dei ristoranti tipici. Cena e pernottamento in hotel

Giorno 12: Monastir - Tunisi

Per chi viaggia in aereo: Volo ritorno Monastir – Roma

Per chi viaggia in nave: dopo la colazione, si ripartirà alla volta di Tunisi per poi prendere la nave della sera per il rientro in Italia con arrivo a Civitavecchia il giorno successivo.

NB: l’orario di imbarco e di arrivo vi verrà comunicato prima della partenza.

Pranzo libero in uno dei ristoranti tipici. 

 

Sahara

Intorno al fuco nel deserto – ph. Francesco Ciccotti

Vista la tipologia dell’itinerario, programmato in zone “difficili”, potranno esserci anche significativi cambi di programma/percorso derivanti da eventi atmosferici, problemi di sicurezza, revoche di permessi.

In questi casi metterermo in atto i cambi di percorso necessari in accordo con le autorità locali, concordando con loro l’eventuale nuovo itinerario, privilegiando sempre la sicurezza dei Partecipanti.

PREZZI

  • Pilota auto propria € 1.700,00
  • Passeggero auto propria € 1.600,00
  • Passeggero veicolo organizzazione € 1.900,00
  • Supplemento singola € 400,00

VOLO AEREO e VIAGGIO IN NAVE: da quotare al momento della prenotazione

 

LA QUOTA COMPRENDE
valida per un minimo di 10 partecipanti

  • Tutte le strutture turistico ricettive previste nel programma in camera doppia, con trattamento in mezza pensione, bevande escluse;
  • Transfer da e per aeroporto fino al punto di noleggio auto;
  • Cene a bivacco bevande escluse;
  • Tutte le colazioni;
  • Permessi per il deserto;
  • Utilizzo completamente gratuito del telefono satellitare in caso di emergenza;
  • Presenza veicolo assistenza con guide locali;

Nota: i servizi erogati sono calcolati per un minimo di 10 Partecipanti. Se il viaggio verrà confermato con meno partecipanti l’organizzazione si riserva di eliminare qualche servizio che verrà comunicato mezzo mail agli iscritti senza snaturare lo spirito del viaggio.

LA QUOTA NON COMPRENDE
Tutto quanto non espressamente indicato nei precedenti paragrafi ed in particolare:

  • Volo e Nave, quotati a parte;
  • Tutti i pranzi e le bevande;
  • Carburante e pedaggi autostradali solo per chi viaggia in auto propria.
Sahara tunisino di Francesco Ciccotti

Mare di sabbia – Sahara tunisino

Kumbh Mela – lo spettacolo della fede

Kumbh Mela – lo spettacolo della fede

Nel 2013 sono partito per l’India per un viaggio fotografico in occasione del Kumbh Mela.

Una volta arrivato sul posto mi sono reso conto che portarsi a casa solo foto non mi bastava per raccontare ciò che i miei occhi stavano vedendo.

Allora ho imbracciato anche la mia piccola compattina Sony che tenevo di supporto per eventuali filmati ricordo, e ho inizato a documentare anche con i video, la straordinarietà del momento…. 

Donna in preghiera ad Hallahabad - ph. Francesco Ciccotti

Donna in preghiera ad Hallahabad – ph. Francesco Ciccotti

Guida spirituale adornata per l'evento - ph. Francesco Ciccotti

Guida spirituale adornata per l’evento – ph. Francesco Ciccotti

Uomo intento a fare le abluzioni ad Hallahabad - ph. Francesco Ciccotti

Uomo intento a fare le abluzioni ad Hallahabad – ph. Francesco Ciccotti

Lo spettacolo della fede

In India c’è una città misteriosa, la più grande e popolata del mondo che ogni 12 anni, in occasione di uno dei più imponenti eventi religiosi, nasce e si dissolve in poco meno di due mesi.

L’Ardh Khumb Mela è un rituale dell’induismo più arcaico un po’ esibizione, un po’ processione.

Per i pellegrini è il coronamento di un percorso spirituale e fisico estremo. Per i viaggiatori, l’opportunità di conoscere  il complesso universo indiano.

La meta è Allahàbad, nella regione dell’Uttar Pradesh.

 

India kumbh mela

Fedeli indiani in arrivo ad Allahabad per l’evento religioso Kumbh Mela – ph. Francesco Ciccotti

Il nostro  viaggio inizia a Delhi, capitale dell’India. Una città dai colori vivaci, dove il tempo è scandito da un’ordinato caos e da tanti sorrisi.

Un’ energia che ci affascina e coinvolge immediatamente. La  prima cosa che si avverte è il senso di spiritualità: Qui La religione è di primaria importanza, così come l’istruzione, anche se diversa a seconda della casta sociale.

Ci avventuriamo nei vicoli del centro per andare a visitare gli slum di Delhi, paragonabili alle favelas e ai barrios sudamericani…

…quei quartieri da tenere a debita distanza.

Gruppo di donne e bambini nello Slum di Delhi - ph. Francesco Ciccotti

Gruppo di donne e bambini nello Slum di Delhi – ph. Francesco Ciccotti

 

Invece, tra queste case – una appiccicata  all’ altra , scopriamo un microcosmo fantastico, dove la vita di comunità è genuina, senza contraddizioni.

Sono spazi definiti “invisibili”, oggetto di riconversione da parte del governo. L’inarrestabile urbanizzazione porterà alla loro scomparsa.

Decidiamo di continuare il viaggio utilizzando un mezzo non convenzionale per i visitatori  stranieri. Destinazione  Orchha, che in lingua Hindi significa “gioiello nascosto”.

Subito ci  sentiamo parte integrante della gente che quotidianamente viaggia in treno  nella regione dell’Uttar Pradesh. Situata sulle rive del fiume Betwa , Orchha, ospita il tempio-palazzo di Ram Raja, cuore religioso della cittadina.

Entriamo nella vita quotidiana dei villaggi rurali del centro Nord dell’india, circondati da un’atmosfera pacifica.

Ora ci aspetta la seconda tappa del nostro viaggio: ChitrakootIn questo tratto, nei vagoni della sleeper class, si percepisce il clima di spiritualità che accomuna i fedeli diretti ad Allahabad.

Treno India

Treno India – ph. Francesco Ciccotti

Chitrakoot è un famoso centro di pellegrinaggio, disseminato di templi e siti religiosi. Per molti saggi leggendari è un luogo  di meditazione,  poiché si ritiene  che la trinità indù di Brahma, Vishnu e Mahesh si sia incarnata proprio in questa città.

Al mattino riusciamo ad entrare in alcuni ashram, centri di romitaggio e accoglienza per i pellegrini. È la prima volta che vediamo così da vicino i devoti dipingersi il viso: è un ulteriore simbolo di appartenenza religiosa.

Chitrakoot è un fermento di attività.

Siamo circondati da una folla dedita a riti religiosi che si alternano alle pratiche quotidiane. 

La gradinata che scende nel fiume,  chiamata Ram Ghat, è il luogo in cui Lord Rama, la dea Sita e Lord Laxman si sono rivelati al grande poeta della letteratura hindi, San Goswami Tulsidas.

Per l’ultimo tratto del percorso scegliamo di navigare il fiume sacro Yamuna a bordo di una piccola imbarcazione.

India fiume yamuna kumbh mela

Fedeli giungono via fiume ad Allahabad durante l’evento religioso del Kumbh Mela – ph. Francesco Ciccotti

 

Davanti a noi un paesaggio suggestivo, onirico.

Su queste imbarcazioni, asserragliate  tra loro, si svolge una scena che ci porta indietro nel tempo: uomini- giovani e forti,  sono intenti a raccogliere dal fondo la sabbia del fiume sacro. Una volta trasportata a terra sarà venduta come materiale da costruzione.

Man mano che ci avviciniamo ad Allahabad, la  carica emotiva cresce , amplificata dai suoni e dal vociare della folla. La quantità di pellegrini è enorme, possono arrivare fino a 40 milioni di persone al giorno.

Santoni e fedeli giungono con ogni mezzo a disposizione, spesso dopo aver camminato  per mesi interi.

Fedeli in pellegrinaggio ad Hallahabad - ph. Francesco Ciccotti

Fedeli in pellegrinaggio ad Hallahabad – ph. Francesco Ciccotti

 

La maggior parte di loro porta sulle spalle fagotti di coperte e si unisce in  una lunga processione verso  Allabadh la città-tendopoli che, così come si è creata, presto si dissolverà nuovamente nel nulla. 

Nel giorno più favorevole agli dei, in corrispondenza della notte di luna nuova, i fedeli accorrono a bagnarsi nelle acque sacre dove i tre fiumi Gange, Yamuna e Saraswati diventano un solo corso d’acqua.

Per fare le abluzioni bisogna immergersi, completamente, con le mani giunte in preghiera. Serve a lavare via ogni fardello karmico e  iniziare una nuova vita.

Secondo la tradizione induista è qui che si è creato il mondo: Allahabad è il centro della terra, il luogo sacro per eccellenza.

India, lo spettacolo della fede – video di Francesco Ciccotti

Questo video ad agosto è stato trasmesso da Rai3 sul “Kilimangiaro”

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